mk-ceramics

08-10-2015 01:52

url: permalink

Le mie foto sono state usate nella pubblicazione del sito di Magdalena Kałużna,
per l'apertura della sua nuova attività a Copenhagen in via Baldersgade 53.
Vi invito a visitarla e contattarla se desiderate dell'ottima porcellana.

Iceland

13-09-2015 15:58

url: permalink

|

Where Am I? Iceland

30/8/2015
Sono i raggi del sole che penetrano dalla finestra a ricordarmi di dovermi alzare.
Oggi hanno il via le mie ferie.
Questa volta la mia voglia di volare e di libertà mi porteranno in un posto remoto chiamato Islanda.
Mi porta a misurarmi a faccia a faccia con la natura, bella e imprevedibile.
Dopo aver visto video e letto libri le mie aspettative sono assai elevate, un pó come le spese di questo viaggio.
Mi alzo, apro la valigia e provo a mettere in ordine le mie idee.
Sarà la birra di ieri sera ma ho solo tanta confusione. Mani fra i capelli.
Allora decido di iniziare a caricare il materiale fotografico. Tutto il resto è noia. La chiudo.
La provo ad alzare da terra per testarne il peso e già mi immagino la ragazza del check-in che mi chiederà altri soldi per i maledetti chili extra.
Ma il tempo stringe, penso e rigiro 2, 3 combinazioni e incrocio le dita.
Esco e mi dirigo verso la fermata del bus e sorpresa delle sorprese servizio sospeso per l’intera giornata. Iniziamo bene insomma!
Di taxi nemmeno l’ombra.Ne vedo uno in lontananza e inizio a sbracciare come un indemoniato.
Niente passa e non mi caga, L’ansia sale. Cazzo sono in ritardo.
Quando le mie speranze iniziavano oramai a svanire, arriva lui, si ferma e mi carica le valigie.
Via di corsa all’aeroporto. Forse si vola.
Non mi sembra vero ma ci sono, sono in coda al check-in e mentre sono in coda ho ancora il sospetto del peso della mia valigia che mi attanaglia. Morale della favola? Peso consentito 20 kg, peso valigia 19,9 kg. Poppa!
Via come un treno, controlli di sicurezza, test dei vari profumi al duty free shop, uno al polso sinistro, uno al destro e uno al collo. Finisco per emanare più profumo di uno sceicco arabo.
Poi via di corsa e sono già nel tunnel che mi bordo dritto a bordo del mio aereo.
Come in ogni volo che si rispetti, almeno una bona del trio del personale di cabina ci deve essere.
E tac! Puntuale, la bambolina per eccezione è lì pronta a d accogliermi con un sorriso e augurarmi un buon viaggio sicura del fatto che se lo sarà per me, lo sarà anche per lei.
Ho sonno, apro un libro e mi risveglio con il libro aperto fra le mani ancora a pagina 4.
Che è un viaggio lungo me lo conferma la hostess che noto aver abbandonato il tacco 15 con il quale mi aveva accolto per delle comode pantofole da nonna.
Il comandante con la sua grossa voce interrompe ogni mio sogno erotico annuncia che saremo a breve a Reykjavík e che ci prepariamo all’atterraggio.
Tutto da prassi. Si spengono i motori e io ho già tolto la cintura in maniera silenziosa e avviato il mio telefono, raccolto le mie cose e al via pronto a scatenare l’inferno,
Scatto in piedi e mi avvento sulla mia borsa, sono un pó come un cavallo al palio di Siena, ho voglia di scappare. All’uscita tiro l’ultima occhiata alla hostess che ringrazia di aver volato con lei.
Intanto il tacco 15 è tornato pronto per il prossimo cliente, Sembra la storia di una donna qualsiasi, la conosci che sembra una figa da paura, dura un anno poi subisce un lento deterioramento che la porta a girar per casa in tuta e indossare i mutandoni della nonna.
Mi dimeno fra la gente per cercare il wifi dell’aeroporto per inviare un messaggio a casa. Bisogna rassicurare i genitori.
Non mi accontento di un buco e corro alla ricerca di due.
Ho bisogno di una presa elettrica per il mio telefono, fanno i smartphone a 18 pollici e montano ancora le batterie del 3310. Non sono mica tanto Smart.

31/08/2015
Ora sono qui seduto spalle al muro nel bel mezzo della hall dell’aeroporto. È mezzanotte e sono proprio pronto a schiacciare un pisolino. Notte mondo.
Niente! Dormire sembra impossibile ero anche riuscito a trovare una posizione comoda sulla lastra ghiacciata del pavimento quando due inservienti della sicurezza mi fanno notare non sia consentito dormire. Allora ditelo che devo passare la notte insonne!
Ci riprovo su una sedia ma anche lì è una andare e venire. Pisolini di 10 minuti intervallati da svariati crolli del capo che ti fanno rinvenire.
Fortuna arriva l’ora di andare, riordino il puzzle delle valigie e mi dirigo verso l’autobus.
Mi faccio scaricare a una fermata intermedia che è a pochi minuti dal punto di prelievo del camper.
Dopo un ora di trafila per il contratto di assicurazione e relative clausole riesco a poggiare le mie chiappe sul mio desiderato mezzo che farò scorrazzare di lì a poco su tutta l’isola,
Punto diretto verso la capitale e in pochi minuti mi trovo nel punto nevralgico di’Islanda.
Camminando per la città una cosa balza subito all’occhio, anzi all’orecchio, l’insurreale silenzio.
Pulizia e rigore fanno di Reykjavík una città tutta da scoprire sia dal alto storico che dal lato architettonico bilanciato in maniera eccelsa tra il vecchio e il nuovo.
Un paio di passi in giro in centro e riparto alla volta del golden circle tour.
Lungo la strada incontro questa ragazza, di nome Elisa, che di professione vende libri in un paesino a nord di Parigi ma che oggi alle 14,30 si è improvvisata autostoppista.
Abbiamo proseguito il viaggio insieme fino ai Geyser, forza della natura, imprevedibile e difficili da catturare come le belle donne.
A cena convinto di aver scelto una birra in bottiglia mi ritrovo a sorseggiare una bevanda dolce a base di malto. Ecco, cosa vuol dire non sapere l’Islandese.
Dopo cena e la piacevole conversazione io e Elisa ci dividiamo e io prendo alla volta della cascata Gullfoss imponenti e maestose.
Sono poche le cose di scuola che mi ricordo ancora, ma quel 2 stampato alla voce densità popolazione del libro di geografia della 5 elementare è una di queste.
Solo ora capisco cosa significhi. Significa che su un enorme isola hai una grande città e sul resto dell’isola tanta desolazione.
Sto viaggiando da ore al tramonto questa sera e penso di aver incrociato si e no 3 macchine.
Eravamo solo io e il sole che iniziava a giocare a nascondino dietro le lontane montagne all’orizzonte. Il paesaggio iniziava a essere inghiottito dalle tenebre e i miei fari a prendere coraggio curva dopo curva.
La notte è ormai calata e anche i miei occhi iniziano a dare i primi segni di cedimento così decido di fermarmi nel primo benzinaio che trovo. Mi preparo alla mia prima notte in camper, che nell’ultima mezz’ora ho preparato a puntino per la notte alzando al massimo il riscaldamento.
Impiego 20 minuti a capire come infilarmi nel sacco a pelo e 2 secondi a prendere sonno.

01/09/2015
Il risveglio è uno dei migliori, forse solo per il fatto che non avevo alcuna sveglia.
Apro la portiera, mi infilo le scarpe e scendo. Buongiorno mondo.
Il bar della stazione di servizio ha già aperto. Sono le 9 dormiglione…
Espresso, croissant e una lavata di faccia che non penso di aver un bell’aspetto.
Poi arruffo qualcosa da un supermercato lì vicino e parto alla volta della cascata Seljalandsfos.
Il tempo è quello che è, ma qui hanno un proverbio che recita: se non ti piace il tempo, aspetta 5 minuti. Non so se rendo l’idea con quanta rapidità può cambiare.
Cascate spettacolari in cui mi bagno come un pulcino. Un piccolo sentiero ti porta dritto dietro la cascata e ti fa sentire assai piccolo paragonato a tanta forza. Un paio di foto da varie angolazioni con la speranza di portarne a casa almeno una buona. Poi vedo uno spot che sia perfetto per piazzare il mio cavalletto ma c’è un ruscello di mezzo che ci teneva a battezzare le mie scarpe.
Era la sposa quella bagnata e fortunata, non io cazzo!
Salgo in macchina e accendo il riscaldamento alla massima potenza diretto ai miei piedi sperando nel miracolo di San Gennaro. Ma finisco per non dargli troppo peso perché la prossima cascata, la Skógafoss mi stava già aspettando.
La vedo già da lontano e solo da vicino che poi realizzo quanto sia alta.
Selfie ai suoi piedi giusto per bagnarsi un po' e salgo su per un ripido sentiero che si inerpica sulla montagna e permette arrivare in cima alla cascata.
Dall’alto sembra ancora più potente e mi diverto a seguire con lo sguardo la singola molecola d’acqua che precipita nel vuoto. Penso che il rumore della cascata sia soltanto le loro urla.
Solo dopo 2 panini mi rimetto in marcia verso le rovine di questo aereo precipitato. Posto non molto turistico e strada dissetata, tanto che decido per prudenza di continuare a piedi. Il cartello dice 4 km e io gli rispondo spero che non piova perché a me servono sicuro più di 5 minuti.
Fatto sta che dopo un po' vedo sopraggiungere una macchina alle mie spalle. Pollice al cielo e agitare la mano, Risultato? Due ragazzi belgi si fermano e si offrono di darmi uno strappo.
L’aereo ricorda un po' il film Selvaggi. Un ammasso di metallo di cui resta solo lo scheletro principale.
Entro dalla coda ma non c´è nessuna hostess ad accogliermi questa volta. Peccato!
Mi rimetto in cammino e ci riprovo! Altro auto stop sulla via del ritorno e questa volta funziona ancora meglio.
Donna sulla 40ina californiana in viaggio da sola. Stato usata. Riflessioni: non sarò il primo, ma davvero importa?!
A parte tutto si dimostra gentilissima e mi lascia al mio camper. Scendo, ringrazio, saluto e scendendo dalla macchina finisco per cadere con una gamba in un grata di ferro. Il bollettino medico rivela gonfiore della gamba, ferita superficiale e tanto dolore. Ma niente può fermarmi.
Mi dirigo verso le spiagge nere e le scogliere di Vík.
Paesaggi fa favola. Le onde qui si prendono gioco delle mie scarpe che sono ormai più imbevute di un pan di Spagna. Arrivo in serata a Vík dove mi fermo a mangiar salmone, bere birra e scrivere il mio diario. Basta poco per essere felici.
Entrando nel locale ero alla ricerca del wi-fi, ma ho subito capito non ci fosse. Tutti parlavano tra loro, surreale, quasi da brivido in questa società malata. Sono le 10 il bar sta chiudendo e non so ancora se buttarmi in branda o proseguire per Jökulsárlón

02/09/2015
Alla fine son partito dal bar con tanto grinta, che ho perso solo 50 km dopo. Mi risveglio alle 7 e mi dirigo verso una di quelle che per ora si è rivelata la migliore cascata. 40 minuti di salita prima di arrivare ma una location perfetta per delle belle foto, non nego la fatica per trasportare l’attrezzatura ma speriamo sia stata ben ripagata.
La gamba oggi fortuna sembra andare meglio. Scendo a valle e mi metto sulle piste di una doccia.
La trovo nel camping e mi ci butto, una cascata di emozioni.
Riprendo la route 1 e mi incammino per i ghiaccia di Jökulsárlón.
Sono quelle cose che ti lasciano a bocca aperta. Un mondo dentro il mondo. Dove son finito?!
Davanti ai miei occhi si distende una distesa di iceberg. Mi metto subito all’opera quando vedo nuotare a pochi metri dalla riva una uno splendido esemplare di foca. Non credo ai miei occhi, cambio lente, la cerco con lo guardo finché non mi accorgo di quante siano.
Mi apposto in silenzio tra due scogli e in una decina di minuti mi ritrovo 8 foche che giocano davanti ai miei occhi. Magnifico.
Riparto e inizio a risalire la strada principale e inizio a toccare il lato est dell’isola ricco di fiordi e insenature. Ora sono arrivato alla cittadina di Djúpivogur dove sto scrivendo dalla hall dell’albergo una gustosa pinta di birra. Mi hanno insegnato di salvare l’acqua che è un bene prezioso gli islandesi.

03/09/2015
Mi sveglio di buon ora e parto in direzioni di Egilsstaðir. Strada lunga e a tratti imperversa ma riesce comunque a regalare emozioni.
Ero attento ad avvistare pecore porte a tagliarmi la strada quando in mezzo al verde spunta lui: 2 corna lunghe e un eleganza unica. La giornata inizia bene insomma.
Arrivo a destinazione poco prima di pranzo e decido allora di continuare verso la cascata più potente du tutta Europa chiamata Dettifoss.
Sarà anche la più potente ma mi ha fatto penare l’anima. Proseguo per Myvatn che non sapevo cosa potesse regalarmi. E mi ritrovo in poco tempo a camminare fra pentole di terra pronte a esplodere, delle vere proprie pentole a pressione. Poi un po' la stanchezza e la curiosità di provare, mi son tuffato in un piccolo resort ricavato da una fonte naturale di acqua calda in cui mi sono sentito rinascere.
Il piacere nella vita per me sta nel contrasto. E sentire il freddo tagliente con i suoi 7 gradi in faccia e avere il corpo immerso in una pozza d’acqua a 40 gradi, bè credetemi da rifare.
Vedere le nuvole sfrecciare e il sole tramontare dietro le colline mi rilassa. Faccio il morto e sono vivo. Sono vivo, ora di rimettermi in cammino voglio arrivare in serata ad Husavìk, che domani sarà una lunga giornata.


04/09/2015
Mi sveglio con un idea che mi balena in testa. Devo andare a vedere le balene.
La notte l’ho passata da Dio, in un parcheggio di un quartiere residenziale, mi son sentito quasi in famiglia questa notte.
Mi dirigo a fare il biglietto e la tipa mi avverte che il mare sarebbe un pò mosso e se ero intenzionato comunque a salire a bordo. Io spavaldo come pochi, le sorrido, come per dire: ma certo! Fatto sta che mi infilo la tuta da eschimese per ripararmi dal vento tagliente proveniente dal circolo polare artico, altri 48 km via mare e c’ero quasi.
Salpiamo e prendiamo il largo nella baia di Husavik. Passano 30 minuti e il mare si gonfia come da copione e più che nella mia tuta gialla-blu mi sentivo nei panni di Russel Crowe nel film Master & Commander. Fanculo. Passa un ora e sto veramente male e delle balena nemmeno l’ombra. Inizio a inveire su me stesso e su chi me lo avesse consigliato, poi ad un tratto tutti i passeggeri si buttano su un lato della barca, qualcosa si intravede in lontananza.
3 balene. Bingo! Mi alzo in piedi più frastornato di Mike Tyson al 4 round. Le aspettiamo riaffiorare un paio di volte e poi facciamo di nuovo rotta verso il porto.
Ho passato tutto il tragitto con la testa china a fissare le mie adorate scarpe. Avevo bisogno di un punto di riferimento, la mia bussola continuava a girare.
Lasciate le balene passo per la cascata Goðafoss e progetto di essere per sera a Blönduós.
Allora piede fisso sull’acceleratore e lancio il mio Dacia Dokker sulla route 1.
Pranzo su un favoloso parcheggio sulla statale che dava sulla cittadina di Akureyri e mi decido ad accendere il fornellino e riscaldarmi dei spaghetti (rotti) alla bolognese. Panino formaggio e prosciutto iberico e non contento mi sbrano mezza tavoletta di cioccolato islandese.
Scappo con la paura che passasse il cameriere a chiedere il conto e via di nuovo a tutta forza.
Arrivato come da programma in serata due passi lungomare e son pronto a coricarmi. Domani si prospetta una giornata dalle mille tappe e il mattino ha l’oro in bocca.
P.S. Per ora in Islanda la più figa che ho abbia visto è stata una balena.

05/09/2015
Frantumati i 200 km, ammetto di essere stanco. Gioco a ritmi forzati.
Mi sveglio dopo una nottata scandita dal crepitare della pioggia e il soffiare del vento.
Sfiduciato dal tempo parto sotto la pioggia verso Hvitserku, questo enorme blocco di pietra che si erge a poche decina di metri dalla costa.
Il tempo migliora con l’avvicinarsi della meta e di conseguenza anche il mio sorriso.
Lascio la macchina e mi incammino sul sentiero dove incrocio una ragazza dal viso dolce e capelli bagnati, ci incrociamo lo sguardo e ci scambiamo un sorriso. Continuo la mia strada e poco dopo un altro fotografo mi avvicina raccontando che pochi minuti prima una ragazza aveva posato nuda in spiaggia per altri fotografi. E io come al solito sono arrivato tardi. Non mi resta che fotografare il colosso di pietra e renderlo interessante senza alcun aiuto esterno.
Penso di aver regalati un infinità di colpi a 3 amici che non smettevano di scattarsi selfie ai piedi del monumento senza lasciarmi scattare la foto che tanto desideravo.
Alla fine qualcosa porto a casa e mi avvio verso una paesino segnalato su una guida locale dove si trova questa piccola pozza di acqua calda dimenticata in mezzo al verde. Era a dir la verità un po' fuori mano ma se era carina come in foto valeva la pena tentare.
Arrivo e trovo una piccola casetta in pietra dove potermi cambiare e mi incammino sotto la pioggia verso questo stagno da sogno. Bagno favoloso, immerso in quella pozza a sua volta immersa in un avallata inghiottita nella nebbia.
Esco, mi rivesto e sarà il gioco caldo-freddo sarà il paesaggio ma mi viene da urinare, e devo ammettere sia stata degna di nota.
Acqua che esce, acqua che entra. È ora di andare a prendere una bottiglia d’acqua da una delle fonte più antiche d’Islanda da cui esce un acqua naturalmente gassata ricca di calcio e potassio, fino a 10 volte di più di quelle che troviamo in commercio. Ad aspettarmi alla font trovo 2 cani che non vedono l’ora di imbrattarmi con le le loro zampe infangate.
Poi finisco intrappolato nella ghiaia e il mio Dokker non va più ne avanti ne indietro, fino a quando un islandese vedendomi imprecare dalla statale si decide di venirmi in soccorso. Lui sale in macchina e io spingo da dietro e dopo un paio di scossoni riusciamo a farlo venire a galla.
Il monte Kirkjufell, uno dei spot più fotografati d’Islanda è oramai ai miei piedi e finalmente è arrivato il mio turno.
La giornata è stata e mi dirigo verso il paese di Borgarnes, da dove potrò partire per le avventure dell’indomani.

06/09/2015
Il risveglio è uno di quelli che in cui sai di essere stanco, la sveglia chissà come mai non funziona e servirebbe la mamma a svegliarti.
Apro la portiera e scopro grazie a Dio chili cielo si sta per aprire e il solfa capolino fra una nuvola e l’altra. Riscaldo il motore e mi sposto verso il primo benzinaio su strada. Ho bisogno di una bagno e di una spremuta d’arancio prima di iniziare.
Poi via verso la prima tappa una cascata che da foto sembrava molto meglio ma ho avuto la fortuna di immortalare con un bellissimo arcobaleno alle spalle.
Da lì proseguo per una strada di terra che mi porta nel cuore del mondo. Una cavità che percorre diversi km nell’entroterra formando diverse grotte dal grande fascino.
Con un pò di tremore mi calo in questa grotta e mi sento ancora così impotente di fronte la natura.
Scendo nell’oscurità seguendo una fune, poi per caga o per prudenza decido di fermarmi.
Non sono attrezzato, senza cellulare che ho lasciato in macchina e penso che se mi dovessi perdere qua sotto mi troveranno l’anno prossimo. Ritornando al camper mi attrezzo per un mini camping e mangio qualcosa. A stomaco pieno di ragiona meglio.
Riprendo la via del ritorno e imposto Reykjavík sul navigatore. Mi si spezza il cuore.
Ultimi 100 km li ho fatti a passo d’uomo, non tanto per le condizioni trafila ma per abituarmi all’idea di doverla lasciare. Apprezzavo con gli occhi stanchi ogni sua curva, ogni lineamento delle sue colline, i ghiaccia on lontananza, il mare alla mia destra e quel senso di pace che sono un posto così sa regalarti.

07/09/2015
L’Islanda scopre anche di saper giocare a calcio e si qualifica per la prima volta a una competizione europea. Eravamo in tanti in piazza a sostenerla al maxi schermo e forse in pochi a festeggiarla causa un improvviso acquazzone che ha interrotto la mia seta dei festa.
Ero stanco e il camper a breve distanza mi richiamava come fosse una calamita. Ormai quel materassino posto nel retro dei quel furgone mi sembra casa. Amo ripercorrere per l’ultima volta il rituale: scaldare l’ambiente, togliere le scarpe, tirare dentro legame, chiudere con vigore il portellone. Mi risveglio alla mattina solo grazie alla sveglia che mi ricorda che ho un appuntamento per un bagno alle 8 a Blue Lagoon. Apro lo sportello e una ventata di vento gelido mi ricorda di essere in Islanda e mi risveglia all’istante. Non perdo tempo mi infilo nel costume e armato di Gopro mi preparo a sfidare il freddo. La laguna è spettacolo. Il contrasto di colori tra l’acqua azzurrina e la nera roccia vulcanica vale tanto da ricevere il premio come una tra le 25 meraviglie del mondo secondo il National Geographic.
Gioco di contrasto anche io e mi sposto con frequenza tra laguna, doccia fredda, bagno turco, doccia fredda, sauna, doccia fredda, laguna.
Dopo 4 ore a bagno è arrivata l’ora di andare a consegnare il mio camper, passo dal benzinaio e provo a fare il pieno al ribasso, inserendo la qualità minima necessaria per far sì che risulti piena.
Lo scherzetto funziona e dopo un check-up veloce del meno il proprietario mi lascia andare.
Saluto il mio compagno di viaggio con una pacca sul cofano e lo invito a sentirci di tanto in tanto.
Mi mancherà. Ultimo giro in centro e poi diretti all*aeroporto da dove tutto era iniziato. 
Sono seduto, sono le 2 di notte, in mano una penna, ho la barba lunga un paio di mesi e una giacca che non passa inosservata. Gioco a fare l’alternativo, ma finisco per essere ridicolo.
Se ripenso al mio passato, ricordo mi piaceva essere guidato. Era la sera tornado a casa che mi piaceva stendermi nei sedili posteriori della macchina, chiudevo gli occhi e provavo a seguire la strada con la mente e indovinare quando fossimo arrivati a casa.
Bè. Se prima mi piaceva essere guidato, ora mi piace avere le redini del gioco.
Bisogna essere protagonisti e scrivere ogni giorno la propria di vita, sbandare, andare fuori pista, crederci e ripartire.
Una strada, la mia!

GOPR6237_2.JPGGOPR6247_2.JPGGOPR6266_2.JPGGOPR6274_2.JPGGOPR6284_2.JPGGOPR6301_2.JPGGOPR6309_2.JPGGOPR6317_2.JPGGOPR6325_2.JPGGOPR6348_2.JPGGOPR6363_2.JPGGOPR6380_2.JPGGOPR6782_2.JPGGOPR6795_2.JPGGOPR6861_2.JPGG0026873_2.JPGGOPR6877_2.JPGGOPR6891_2.JPGGOPR6901_2.JPGGOPR6926_2.JPGGOPR6941_2.JPGGOPR7003_2.JPGGOPR7031_2.JPG

Copenaghen attacks

Sono ancora il popolo più felice del mondo?
Occhi persi, occhi tristi sono quelli si incrociano per le strade.
Strade tempestate da volanti che sfrecciano a sirene spiegate,
che basta tapparsi le orecchie per continuare a sentirle suonare.

Il giorno dell'amore a Copenaghen (foto), si è paradossalmente trasformato nel giorno del terrore.

Non si tratta
del colore diverso della pelle o di una diversa appartenenza religiosa.
Non si tratta
delle diverse usanze o delle diverse ideologie.
Si tratta di libertà,
di una liberta di parola e di espressione, che ogni uomo deve avere cucita addosso.

" Il Messia e gli Angeli più ravvicinati non disdegneranno mai di essere gli schiavi di Allah.
E coloro che disdegnano di adorarLo e si gonfiano d'orgoglio, ben presto saranno adunati davanti a Lui.
Coloro che invece hanno creduto e compiuto il bene avranno per intero la loro ricompensa e aggiungerà Allah dalla Sua generosità.
Coloro che disdegnano e sono gonfi d'orgoglio, saranno castigati con doloroso tormento. Non troveranno, oltre ad Allah, né patrono né alleato."



IMG_4764.jpgIMG_4789.jpgIMG_4841.jpg

AGRODOLCE come cibo comanda

19-12-2014 03:41

url: permalink

|

Qui trovate la mia foto e la recensione, della rivista Agrodolce sul nuovo ristorante Da Vinci a Eataly Firenze.

Calcio Storico Fiorentino

16-12-2014 05:13

url: permalink

|

Come ogni anno si svolge l'attesa competizione del calcio storico fiorentino.
E quest'anno non ho mancato l'evento, trovate alcune delle mie foto al termine di questo articolo

Tromba d'aria Luglio 2014

16-12-2014 03:52

url: permalink

|

La forza della natura si è abbattuta sul Borgo Minonna a Jesi in provincia di Ancona.
Vivere jesi ve lo racconta in questo articolo,
e le mie immagini ne testimoniano la catastrofe.

Free Wi-ne in prima pagina

16-12-2014 04:03

url: permalink

|

La mia immagine Free Wi-ne e le foto di presentazione dei piatti,
sono state utilizzate dal Ristorante da Vinci di Eataly Firenze.

more: carta_vini_Da_Vinci.pdf (9.59 MB)

Padova è Natale 2013

16-12-2014 04:26

url: permalink

|

La mia foto, è risultata essere la vincitrice del concorso Padova è Natale 2013.
Una foto dal calore familiare, in cui a Natale ognuno di noi si riscopre un pò bambino,
come questi due genitori visibilmente persi nei ricordi della loro infanzia.

search

pages

loading